Gli italiani e il riciclo: una fotografia scattata da Remedia

Gli italiani e il riciclo: una fotografia scattata da Remedia

Un gap quantitativo da colmare con l’Europa, una densità di punti di raccolta RAEE da incrementare e, soprattutto, tanto bisogno di informazione da parte dei cittadini: sono questi in sintesi i risultati che emergono dalla ricerca “Gli italiani e il riciclo dei piccoli elettrodomestici (PAED)”: comportamenti dei consumatori, risultati della raccolta e potenzialità del riciclo” realizzata da ReMedia e GFK Eurisko, in collaborazione con ReMade in Italy e Assoraee.

“Si tratta del primo studio effettuato in Italia sul raggruppamento RAEE chiamato R4” – dichiara Danilo Bonato, Direttore Generale di ReMedia – “quello che contiene le categorie merceologiche a cui appartengono i PAED e su cui il consorzio ha deciso dedicare particolare attenzione. Stiamo parlando – prosegue Bonato – beni di consumo come piccoli elettrodomestici per la cura della casa e della persona, personal computer, stampanti, telefoni e cellulari, prodotti per l’home video e la riproduzione musicale, giochi elettronici ed elettroutensili molto diffusi nelle case degli italiani. Il risultato fornisce una fotografia completa della filiera del riciclo a partire dal consumatore finale, fino all’utilizzo dei materiali riciclati, passando per i centri di raccolta comunali e gli impianti accreditati per il trattamento”.
Il confronto con l’Europa evidenzia un ritardo generale nella raccolta di PAED.

Ma la ricerca ha voluto indagare anche il comportamento dei poco informati consumatori italiani, per poi analizzare nel dettaglio la raccolta dei piccoli apparecchi elettronici domestici, evidenziare i benefici del riciclo per l’ambiente e capire come vengono riutilizzati i materiali recuperati.

L’Italia registra uno dei tassi più bassi di raccolta dei PAED (valore che si attesta intorno al 16,8%), al di sotto della media continentale (26%). Quale è il motivo di questa differenza? Il primo – che è sicuramente quello più importante – è da ricercare nella mancanza dei centri di raccolta: in Europa, infatti, il rapporto è di un’isola ecologica ogni 10.000 abitanti, mentre in Italia la capillarità risulta inferiore, seppur con delle differenze tra le diverse aree. Mentre al Nord la media si avvicina a quella europea (0,8 ogni 10.000 abitanti), Centro e Sud restano a un livello insoddisfacente, con una densità di 0,3 ogni 10.000 abitanti.

Non va meglio – anche in Europa – sul fronte dell’informazione: l’80% dei cittadini conosce la raccolta differenziata dei rifiuti elettronici domestici (RAEE), ma solo il 50% sa che i PAED rientrano in questa categoria e devono essere gestiti da una filiera di operatori specializzati, secondo un flusso tracciabile e sicuro per essere riciclati correttamente.

Dallo studio – effettuato su un campione di 700 persone dell’universo di 50 milioni di italiani per parametri territoriali, anagrafici e socio-culturali – risulta che gli italiani sono grandi consumatori di PAED. Metà della popolazione adulta – circa 23 milioni di individui – acquista mediamente oltre 2 apparecchi in un anno con una prevalenza di cellulari, piccoli elettrodomestici, computer e stampanti.

Negli ultimi dodici mesi, poi, il 37% della popolazione adulta ha dovuto gestire l’eliminazione di un dispositivo elettronico o piccolo elettrodomestico.

Dei 19 milioni di persone che hanno smaltito un PAED, però, solo 8,5 milioni (ossia il 42%) hanno adottato un comportamento virtuoso, portando l’apparecchio a fine vita in una piazzola ecologica o chiedendone il ritiro al negoziante; la maggior parte dei cittadini, invece, ha gettato il vecchio dispositivo insieme agli altri rifiuti (3,6 milioni) oppure lo ha tenuto da parte, inutilizzato (5 milioni).

Questi comportamenti non corretti sembrano derivare da una mancanza di informazione, ma anche da distrazione e pigrizia: 3 italiani su 4 dichiarano di non conoscere il significato del termine RAEE e inoltre solo il 17% conosce i contenuti della normativa specifica. Singolare è il livello rilevato di “auto percezione”: ben il 57% si ritiene molto o abbastanza informato sulle prassi da seguire per smaltire in modo corretto i PAED. C’è però forte attenzione ai benefici ambientali – e quindi anche per la nostra salute – che possano derivare da una corretta attività di riciclo.

La mancanza di informazione è evidente anche quando si parla di “uno contro uno” (ossia l’obbligo di ritiro gratuito da parte del negoziante): solo il 53% degli italiani ne conosce il significato e soltanto 1 su 5, a fronte dell’acquisto di un nuovo apparecchio elettronico, si è avvalso di questa modalità.

Con 37.000 tonnellate avviate al riciclo nel 2010 – a fronte di 220.000 tonnellate di PAED immessi sul mercato – la raccolta di questi piccoli oggetti a fine vita è più debole rispetto agli altri prodotti (10 punti in meno, ossia il 26%, rispetto alla media nazionale dell’intero comparto RAEE), ma è comunque in crescita del 21% rispetto all’anno precedente. La raccolta è positiva soprattutto al Nord, dove si raccoglie il 70% dei PAED totali, mentre Centro e Sud faticano.

ReMedia ha a disposizione una banca dati relativa ai campionamenti effettuati durante il 2010 sui RAEE e ha tracciato un profilo degli apparecchi buttati dagli italiani: la categoria più rilevante in termini di peso è quella dei prodotti informatici e per le telecomunicazioni – pari a 24.000 tonnellate di pc, fax, stampanti e telefoni – che incidono sul totale per il 66%. Questa categoria vanta un buon tasso di raccolta – in linea con la media UE – poiché favorita dalla sostituzione di vecchi prodotti con altri nuovi e più leggeri; seguono i piccoli elettrodomestici e l’elettronica di consumo.

Da 37.000 tonnellate di rifiuti di PAED, sono state ricavate ben 34.000 tonnellate di materiali (il 92%) e, di esse, le frazioni quantitativamente più rilevanti sono rappresentate dal ferro e dalla plastica, entrambe sopra il 35%. Lo smaltimento di schede e cavi ha consentito di riciclare importanti quantità di metalli quali rame, oro, argento, alluminio e palladio. Il valore economico complessivo di queste risorse recuperate nel 2010 può essere stimato in circa 23,6 milioni di euro. Per quanto riguarda i benefici ambientali, invece, possiamo affermare che nel 2010 sono state risparmiate 26.300 tonnellate di TEP ed evitate 54.000 tonnellate di CO2.

Dal punto di vista ambientale, se si riuscisse a raccogliere e riciclare il 100% dei PAED smaltiti dagli italiani, i benefici ambientali sarebbero ancor più significativi. Stiamo parlando di cifre significative: 60.000 TEP risparmiate (pari al consumo energetico di una città di 19.762 abitanti); 120.000 tonnellate equivalenti di CO2 evitate (pari a 73.778 automobili con percorrenza media annua di 12.000 km); 7 nuovi impianti da realizzare (pari a 395 nuovi occupati nel settore); oltre 76.400 tonnellate di materie prime seconde recuperate, di cui 26.350 tonnellate di ferro (pari a quasi 4 volte il peso della Tour Eiffel).

Da una ricerca condotta da ReMade in Italy e ReMedia sulla destinazione dei principali materiali ricavati dal riciclo dei PAED (in totale 34.000 tonnellate di materie potenzialmente commercializzabili) sono emersi dati molto interessanti: dal recupero dell’alluminio si ottengono principalmente componenti per elettrodomestici, mezzi di trasporto e edilizia, oggettistica per casa e ufficio, elementi di arredo, lingotti e laminati; dagli altri metalli grigi è possibile forgiare padelle, accessori vari, competenti per l’edilizia, semilavorati del settore auto, lingotti e laminati; dai materiali derivanti dal riciclo dei cavi si ottengono semilavorati per componenti elettriche, barre di ottone, granuli e scaglie di gomma per pavimentazioni e isolanti, tappetini per auto, asfalti fonoassorbenti; dai metalli ferrosi è possibile realizzare componenti vari per l’edilizia, arredamento, oggettistica, profilati, semilavorati del settore auto, lastre e lingotti; dal recupero del rame è possibile ottenere lingotti per semilavorati per componenti elettriche e altri prodotti per l’edilizia.

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